Coordinamento Donne Confenal - CONFENAL

La Confenal 
 

sancisce statutariamente la volontà di avere nel proprio vertice e tra i  propri quadri una presenza femminile che rispecchi la composizione dei due generi dell'intera struttura territoriale.
 


Lavori Coord. Donne Confenal in sede di Consiglio Generale di Confederazione 1-2 Luglio 2011


 

Focus on

Stop Mobbing Confenal
 

  • Sentenza rivoluzionaria della Cassazione


     

Il mobbing come malessere dell'organizzazione del lavoro.
Centri Antimobbing 
 



 

GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Per quanto riguarda le statistiche del'Italia, le cifre sono da brivido: l'esercito delle vittime è composto da 7 milioni di donne.
Nell'universo femminile 1 donna su 3, tra i 16 e i 70 anni è stata colpita nella sua vita dell'aggressività di un uomo e nel 63% dei casi, alla violenza hanno assistito i figli (dati Istat). Le maggiori ad essere colpite sono le donne più giovani, quelle tra i 16 e i 24 anni, ma nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate: il 96% delle donne non parla con nessuno delle violenze subite.
I maggiori responsabilidelle aggressioni sono i partner, artefici della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica, mentre tra le violenze in famiglia, i maggiori responsabili risultano gli zii. 

STALKING - Esiste poi un vero e proprio profilo dello stalkerche nel 75% dei casi è uomo e solamente nel 25% è donna. Lo stalker è un individuo che non è in grado di elaborare ed accettare l'abbandono: nel momento in cui sente di perdere una persona importante, attiva automaticamente una serie di comportamenti orientati a mantenere un contatto 'controllante' con la vittima e farla desistere dal proposito d'allontanamento. Nella maggior parte dei casi soffre di rigidità relazionale (75%), ha spesso un disturbo della personalità (20%) e in misura minore soffre di una psicopatologia grave (5%). Secondo l'«Osservatorio nazionale stalking», poiché uno stalker su tre dopo la denuncia continua a perseguitare la vittima (spesso con maggiore intensità) le denunce sono in calo del 25%.

Donne e Pensioni

In Italia sono 7.529.066 le donne pensionate, pari al 54% dei 13,8 milioni lavoratori a riposo. 
Ma è ai 6.317.072 di pensionati che va la maggior parte (55%) dei redditi pensionistici, a testimonianza del maggiore reddito medio percepito dagli uomini nei confronti delle donne. Infatti, l'importo medio della pensione per una donna è di 892,97 euro a fronte dei 1.311,55 euro mensili di un uomo. A fotografare la condizione delle donne nei confronti della previdenza è il Rapporto annuale dell'Inps relativo al 2010.
La posizione di svantaggio delle donne nella previdenza emerge anche se si guarda alle singole gestioni che erogano pensioni: il 49,7% dei titolari maschi percepisce una sola pensione a carico del Fondo Pensioni Lavoratori dipendenti con un importo medio mensile di 1.502,70 euro. Le donne nella stessa gestione rappresentano il 38,4% del totale dei percettori di una sola pensione, e possono contare su un importo medio mensile molto più basso (842,25 euro).
Il 25,8% dei pensionati maschi, si legge ancora nel Rapporto annuale dell'Inps 2010, beneficia di una sola pensione erogata da una delle gestioni degli autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori), mentre le donne rappresentano solo il 17,2%. Anche le donne che hanno lavorato in proprio percepiscono comunque pensioni più basse dei loro colleghi uomini. Una coltivatrice diretta prende in media 572,30 euro al mese contro gli 852 del collega maschio, così come un'artigiana a fine carriera lavorativa prende circa 678 euro al mese contro i 1.052 del collega uomo. La pensione di una commerciante si aggira in media sui 705 euro contro i 1.135 del commerciante uomo.
Netto il divario di genere anche per quanto riguarda la gestione separata (co.co.co, partite Iva, amministratori): 2.123 euro al mese in media per gli uomini e 1.083 per le donne.

Quando andare in pensione:

La pensione di vecchiaia spetta al raggiungimento dell'età pensionabile o per collocamento a riposo per raggiunti limiti di età e/o servizio. A differenza della pensione di anzianità, dunque, il requisito per andare in pensione è principalmente l'età anagrafica, anziché una combinazione di età anagrafica e anzianità contributiva.
L'età di pensione delle donne cambia a seconda del settore in cui la lavoratrice opera. Per le lavoratrici del settore pubblico, infatti, a partire dal 1° gennaio 2012, entra in vigore la norma che innalza l'età pensionabile di vecchiaia direttamente a 65 anni. Fino al 2019 saranno, secondo i calcoli del ministro del Lavoro, circa 25 mila le donne interessate da questa norma. (legge n. 122 del 2010).
La cosiddetta manovra di Ferragosto (decreto legge n. 138 del 2011) ha previsto che l'adeguamento dell’età per la pensione di vecchiaia delle donne già avuto nel settore pubblico riguardi anche il settore privato, ma con più gradualità. Infatti, a partire dal 2014 (e non più com’era stato auspicato dal 2016), anche l’età pensionabile delle donne del settore privato sarà portata a 65 anni, ma l'adeguamento alla suddetta soglia avverrà progressivamente e si completerà nel 2026. La scalettatura per arrivare all'adeguamento dei limiti di età inizierà, posticipando di un mese l'uscita dal lavoro delle donne nel 2014 (60 anni e un mese per andare in pensione), nel 2015 l'aumento sarà di due mesi (60 anni e due mesi per l'assegno della pensione), nel 2016 tre mesi ( 60 anni e tre mesi), e proseguendo in modo regolare per il 2017 e 2018 (rispettivamente 4 e 5 mesi), per completarsi nel 2026.


Rapporto sull'Uguaglianza tra donne e uomini 2009 :
Il punto di vista del Coord. Donne Confenal

Nella nostra Confederazione la presenza femminile è molto alta, soprattutto in posizioni di vertice. L'attenzione al genere, e quindi ad una migliore e più equilibrata distribuzione di incarichi e ruoli anche a livello apicale, è garantita ed incardinata dallo stesso statuto della Confenal. Questo profilo normativo ed operativo ci ha permesso di contraddistirci nell'impegno profuso in ambiti quali la denuncia di molestie sessuali, stalking e mobbing proprio sui luoghi di lavoro.
I recenti fatti di cronaca, ma anche i risultati raggiunti, ben documentano e testimoniano l'alto e qualificato impegno della nostra confederazione in queste materie ed ambiti di competenza.
L'interlocuzione con tutte le parti sociali è costante: i lavoratori e le lavoratrici da una parte, ma anche gli uffici delle Consigliere di Parità e le strutture del Ministero delle Pari Opportunità.
 

Arriva il super risarcimento per un caso di Mobbing




In data 20 novembre 2008 si è concluso, presso il Collegio di Conciliazione nella sede della Direzione Provinciale del Lavoro di Padova, un accordo che pone fine ad un lungo periodo di disagio di una Nostra assistita.
 

La signora L.M., dipendente presso l’Azienda Ospedaliera di Padova, subiva da anni un clima ostile e vessatorio, nell’ambito lavorativo, che si esprimeva con un crescente stato di disagio tale da sfociare in una patologia ansioso depressiva. A nulla erano servite le numerose segnalazioni e richieste della signora per attivare un percorso di tutela del proprio stato di benessere psicofisico e della propria dignità da parte del datore di lavoro.
 

E’ stato concordato il trasferimento ad altra Unità Operativa ed un risarcimento transitivo di 42.000 euro per i danni patiti per evitare azioni legali.
Il comportamento tenuto dall’Azienda Sanitaria Padovana durante questi anni è stato omissivo delle richieste e delle disposizioni dello SPISAL e del medico competente che si erano pronunciati per un trasferimento con certificazione d’incompatibilità ambientale, indifferente rispetto alle richieste della lavoratrice che lamentava una situazione di disagio crescente negli anni.
 

Grande soddisfazione per la nostra organizzazione sindacale nell’aver concluso la vicenda, dopo estenuanti trattative, senza dover ricorrere ad un’azione giudiziaria. Si sono evitati così ulteriori carichi stressanti alla vittima e si è risolta la controversia in tempi adeguati. Utile la collaborazione del CentroantiMobbing Padova che ha curato gli aspetti psicologici e seguito il caso.
 

Statistiche:

persone denunciate e arrestate in Italia nell'anno 2005 per il reato di violenza sessuale 

Centri Antiviolenza

  • NOVEMBRE 2009: Allarme ISTAT: una donna su tre subisce violenza 
Una donna su tre tra i 16 e i 70 anni nella sua vita è stata vittima dell'aggressività di un uomo, ma solo pochissime denunciano: 6 milioni 743 mila le donne che hanno subito nel corso della propria vita violenza fisica e sessuale (il 31,9% delle donne che vivono in Italia), mentre il 4% di loro ha chiesto l'aiuto delle forze dell'ordine o di centri d'ascolto e associazioni.
 

Lo "stalking" è reato, sanzioni più severe per il reato di "violenza sessuale"



Abbiamo seguito con molta attenzione e partecipazione tutto l'iter dei due disegni di legge licenziati proprio in questi giorni  dal Consigli dei Ministri su proposta del Ministro per le Pari Opportunità e il Ministro per la Giustizia.

E' importante aver individuato con una fattispecie di reato precisa la figura dello stalker, cioè di colui/colei che pone in essere tutta quella sequela di atti e molestie arrecanti grave danno e pregiudizio a taluno tanto da ingenerare uno stato ansiono e/o di timore per l'incolumità della propria persona.

Era un vuoto legislativo rileventissimo che andava colmato.

Commentiamo favorevolmente anche il fatto che accanto all'introduzione della norma, il legislatore ha anche previsto una serie di strumenti operativi, quali ad esempio l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche, che danno concretezza alle sanzioni.

L'aver poi, per così dire, sdoppiato il reato di violenza sessuale in singola e di gruppo, rafforza tutto l'istituto della tutela penale contro il reato di violenza sessuale. 
 







 

La cronaca recente ci ha posto difronte ad una ripresa del fenomeno della violenza sessuale.


Purtroppo il fenomeno della denuncia è ancora scarso.
 


Solo il 20-25% delle donne, in prevalenza, che ha subito violenza denuncia lo stupro.


Qui a lato proproniamo una rassegna delle maggiori sentenze nazionali sull'argomento.
Riteniamo che una diffusione della cultura del rispetto e del diritto possa contribuire ad interrompere uno tra i più efferati e brutali reati contro la persona.
 

Molestie e violenze sessuali...

La violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia
Rapporto Istat 2006

Molestie e violenze sessuali
Rapporto Istat 2005

Molestie e violenze sessuali
Rapporto Istat 2004